La storia

Ventotene, piccolo frammento vulcanico di eruzioni preistoriche, acquista una identità con la presenza dei Romani, che nel I secolo a.C. trasformano Pandatarĭa (in greco colei che tutto dona), in un punto di rifornimento per i naviganti. La villa, in località Punta Eolo, viene inaugurata dalla figlia stessa di Augusto, Giulia, la cui vita licenziosa comprometteva il prestigio dell’imperatore. E’ questo l’evento che segna per sempre la storia dell’isola, che d’ora in poi verrà considerata un luogo d’esilio.
A Ventotene, nell’arco dei decenni furono anche confinate Agrippina Maggiore, Giulia Livilla, Ottavia e Flavia Domitilla, tutte per motivazioni diverse. Di questa villa rimangono oggi pochi resti che sono visitabili dai turisti. Una delle colonne si trova oggi sulla piazza del Comune come monumento ai caduti, altre sono esposte al Museo Storico Archeologico dell’isola.
Altri personaggi romani si succedono nel dorato esilio di Villa Giulia, come sarà chiamata dal nome della prima occupante, fino alle invasioni barbariche del IV-V secolo d.C., quando vi si rifugiano dei cristiani. L’isola assume quindi l’identità di una destinazione di confino, per la sua vocazione alla solitudine. Poco per volta, durante l’VIII secolo le isole vengono progressivamente abbandonate e così anche Ventotene diventa dominio della natura selvaggia. Solo sotto il dominio borbonico la vita l’isola torna a popolarsi attraverso l’avvio di politiche di immigrazioni incentivate dalla vicina Campania. Parallelamente si dà vita a un particolare esperimento: nel 1768 a Ventotene sbarcano 100 galeotti ed altrettante donne di facili costumi.

L’obiettivo era dimostrare che, fuori dall’ambiente e a contatto con la natura, l’uomo si impadronisce di nuovo della sua coscienza. Ma l’esperimento si rivela un disastro. Con l’intervento del vescovo di Gaeta il re è costretto a far evacuare l’isola. In seguito nel 1795, per ordine di Ferdinando IV di Borbone e su progetto dell’architetto Francesco Carpi, viene costruito il carcere sul vicino isolotto di Santo Stefano, una costruzione sul modello Panopticon costituita da 99 celle disposte su tre ordini sovrapposti. La particolare forma del carcere risponde alla razionale volontà di chiudere e delimitare lo spazio che potesse consentire, nel contempo, al carceriere di guardare sempre il recluso e a quest’ultimo di sentirsi visivamente, e quindi psicologicamente, costantemente controllato. Durante il Risorgimento vengono imprigionati a Santo Stefano Raffaele Settembrini, il figlio Luigi e Silvio Spaventa che continuano anche da reclusi le loro battaglie politiche e civili. La colonia penale continua ad operare anche in seguito alla costituzione del Regno d’Italia fino alla soppressione e alla chiusura definitiva del carcere nel 1965.La connotazione di luogo d’esilio si consolida in epoca fascista, quando al confino vengono mandati noti politici, partigiani e intellettuali italiani. Tra gli altri confinati si ricordano l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio, Pietro Secchia, Altiero Spinelli, Ernesto Colorni. Proprio sull’isola, nel 1941, viene redatto per mano di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi il Manifesto federalista di Ventotene, che chiedeva l’unione di tutti i Paesi dell’Europa. Un testo che costituirà il futuro riferimento ideale nel processo di integrazione europea e che ancora oggi rappresenta il fondamento dell’Europa Unita.
Oggi l’isola è una meta turistica per quanti vogliono riscoprire la pace e la tranquillità, quasi un luogo di esilio volontario e un rifugio immerso nella natura. Il 12 dicembre del 1997 il ministero dell’Ambiente ha dato il via all’istituzione dell’Area Naturale Marina Protetta “Isole di Ventotene e Santo Stefano”. Oggi, l’istituzione della Riserva è riuscita a preservare l’area naturale nonostante la presenza umana e turistica.